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Maree in una valle di montagna" (work
in progress)
"La
costruzione e l'esercizio di un impianto idroelettrico avvengono sempre
in regime di rischio calcolato, ricercando il rapporto ideale tra costi
costruttivi e grado di sicurezza"
(O. Rescher, "Sicherheit
von Talsperren", Ed. del Politecnico di Vienna, 1973).
La serie è parte di un progetto pluriennale dedicato all’interpretazione
fotografica dei principali bacini idroelettrici delle Alpi svizzere e fa
riferimento nel titolo alle prove d’invaso del bacino idroelettrico del
Vajont, nel Bellunese, che la notte del 9 ottobre 1963 determinarono il
distacco e la caduta nell'invaso di una frana di 250 milioni di metri
cubi di roccia, provocando un'onda di 50 milioni di metri cubi d’acqua e
fango* che, superati per un centinaio di metri il coronamento della diga,
investi' la cittadina di Longarone provocando oltre 2000 vittime. "Maree
in una valle di montagna" comprende due serie distinte ed aperte: la
prima, dalla quale sono tratte le immagini esposte presso Cons Arc, è
costituita da una sequenza aperta relativa all'impianto della Verzasca
SA a Contra, strutturalmente molto simile a quello del Vajont per
dimensioni e tipologia costruttiva; la seconda, nella quale i diversi
invasi vengono invece messi in relazione tra loro, è relativa ai
principali serbatoi idrolettrici delle Alpi svizzere. L’approccio
formale è quello tipico dei lavori di interpretazione ambientale
dell'autore, caratterizzati dalla rappresentazione seriale e dall’uso
esclusivo della prospettiva frontale.
*
50 milioni di
metri cubi d’acqua corrispondono indicativamente ai 2/3 della capacità
d’invaso del bacino della diga di Contra in condizioni di esercizio
normale.
"Mono Works" (2005-2009)
I "Mono
Works", integralmente realizzati in studio con un dorso digitale a
scansione su fotocamera a banco ottico, pur configurandosi a volte
anch'essi in piccole serie come quella dei "Liebestöter" dedicata ad
oggetti militari, costituiscono uno spazio di libertà e di "instant
imaging" rispetto ai piu' impegnativi e vincolanti progetti tematici.
Sotto il profilo sia tecnico sia concettuale, i "Mono Works" sublimano
inoltre due fra le piu' ricorrenti ossessioni formali dell'autore, la
volontà-necessità di esprimersi attraverso l' "estetica della precisione"
tipica della fotografia oggettiva di area tedesca e la ricerca della
simmetria quale ordine universale, qui ottenuta attraverso la
ricomposizione digitale dei soggetti. Nel caso delle "Objektwahrnehmungsstudien"
("studi di percezione degli oggetti"), l'intervento di postproduzione
digitale è inoltre finalizzato ad alterare la normale percezione della
forma e materia dei soggetti, rendendo difficile, e soprattutto
soggettiva, analogamente alle "figure di Rorschach" utilizzate in
psichiatria cui si ispirano, la percezione della loro natura originale.
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