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THOMAS FLECHTNER
COLDER
FOTOGRAFIE 96-2000
DAL 9 MARZO AL 28 APRILE
2001
NEVE
Non cè anima viva,
pensa la donna. Gli abeti innevati davanti alle case
sembrano cosparsi di zucchero, pensa la donna. Nello
sfondo, luci gialle, rosse, vacillanti, di color azzurro
bianco. Di giorno, la gente vive dietro le finestre di
quegli edifici in vetro e cemento; finestre che di notte
silluminano e trasformano le abitazioni in cubi di
ghiaccio multicolori. Al pianterreno, le persone entrano
ed escono dalle porte dingresso vetrate - a destra
i campanelli con le targhette, a sinistra le cassette
delle lettere - passando dal corridoio fino alle scale,
in direzione ascensore.
Non ci sono stata, non una
sola volta, né due, tre, quattro volte, pensa la donna.
Guarda le immagini che si trovano nelle sue mani, piatte,
colorate, rettangolari, sulle quali la neve si accumula
davanti alle case di quella città immersa in un
paesaggio boschivo. Non cè anima viva su quellimmagine, pensa la donna.
Ferma a margine della
strada, guarda la messa a fuoco in profondità. Alle sue
spalle, un distributore, bianco, radioso. Di fronte, un
ammasso di neve che impedisce laccesso ad una serie
di autorimesse, tutte identiche, tutte in fila. Visione,
prospettiva, punto di vista.
Lobiettivo
percepisce il chiarore invernale. Che bello, pensa la
donna. Nonostante il freddo. Ma dove sono gli abitanti?
Dietro quelle finestre. Leccessiva neve
accumulatasi durante le numerose nevicate notturne viene
trasportata ed ammassata fuori città. Mucchi di neve
irruvidita, ammassi pressati a blocchi irregolari. Non
più bianchi come la panna. La strada che porta fin là
è illuminata con una luce fredda ed in profondità si
scorgono gli automezzi addetti al trasporto della neve. E
poi, il distributore. Ma non si vede anima viva. La neve
che da un tocco di morbidezza alla strada rettilinea, che
trasforma la città fredda in una città ovattata e
luminosa, come se da un momento allaltro sbucasse
dal bosco un asinello adornato di campanelli. Città
ricoperta di neve, avvolta dal freddo. Splendido freddo
pieno di fiocchi che non cessano di cadere.
Forme rigogliose e colori
delicati. Una neve che arricchisce il mondo di
rotondità, che sfuma i contorni nitidi, che blocca
laccesso alle autorimesse. Qui non si caccia di
certo il cane dal cortile.
Ma lasinello non
cè. Continua a nevicare ininterrottamente. La neve
si posa delicatamente tra le case, sugli alberi ed entra
nelle abitazioni dalle fessure aperte. Neve sul letto,
neve sul divano. Neve sui fornelli, pensa la donna. Tutto
si trasforma e diventa bianco. Notte dopo notte, le
persone trasportano la neve fuori città. Altrimenti,
dicono, la città scomparirebbe nella neve e
ricomparirebbe soltanto in primavera: la panetteria,
losteria, la scuola, le abitazioni. Il panettiere
si scongelerebbe in primavera accendendo il forno,
loste si scongelerebbe servendo la birra, la gente
seduta ai tavoli si scongelerebbe rifiutando ormai il
passato e rallegrandosi delle novità, i bambini si
scongelerebbero pronti ad andare nella loro strada, i
cani si scongelerebbero alzando una gamba davanti alla
macelleria, pensa la donna. Sullimmagine, una
strada bianca e montagne con contorni morbidi, edifici
luminosi. La neve deve essere portata via, dice la gente.
Stati danimo,
condizioni meteorologiche. In inverno, la notte è
luminosa in città, pensa la donna. Una neve che
trasforma loscurità producendo dei colori propri,
che racconta la città in modo diverso: silenziosa. Una
neve che diffonde nella brezza notturna la luce della
luna, dei lampioni e delle abitazioni. Una neve che
decora, che ricopre e nel contempo accentua. Una neve che
festeggia e minaccia.
Colori, forme, stati
danimo, condizioni meteorologiche uguale a
soggetti, temi. Tutto racchiuso in una superficie piatta
dove si simula lo spazio e si gioca con i colori.
Chimica. La pellicola cera, pensa la donna. Case,
neve, strade, neve. La notte innevata, i mucchi di neve
in periferia. Abeti, neve e distributore di benzina, luce
abbagliante.
La pellicola si è fatta
un idea della neve, rettangolare, colorata, piatta ed è
ciò che vede la donna su quellimmagine.
Io vedo qualcosa che tu
non vedi, dice la pellicola alla donna.
Nadine Olonetzky, dicembre 1999
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